Costruire un Jukebox con Raspberry PI

12 May

A grande e lusinghiera richiesta, pubblico questo tutorial, non appena sono venuto dalla conferenza annuale di CaSPA, che vi permettera’ di costruire questo Jukebox (o una sua variante a vostro piacere 😉 ) :

Demo:

Per affrontare questo progetto e’ richiesto un minimo di manualita’, confidenza con cavi audio e con l’informatica in generale.

Shop Lists

Shoplist Hardware

– Raspberry Pi
– Monitor
– Relativi cavi (hdmi, audio ecc)
– Pulsanti+controller USB e luci a led
– Casse
Opzionali:
– Car hifi
– Alimentatore 12 volts (anche quello di un vecchi o PC puo’ andare bene)
– Switch RCA
– Input audio RCA

Shoplist Software

Raspbian GNU Linux (io ho usato la version 9.6)
Fruitbox (io ho usato la versione v1.12.1)
– Scripts custom e configurazioni (da scaricare piu’ avanti su questa guida)

Parte 1 – Hardware

In questa sezione verra’ saltata la parte che e’ in comune con la costruzione del cabinato in quanto e’ analoga a quella per un arcade, e di guide la rete e’ gia piena (chedete a zio Google 🙂 ). Diremo solamente che questa include:

  • Il monitor
  • i controlli
  • il Raspberry (mini PC)
  • Cavi vari
  • Luci e tamarrate varie 🙂

Allego solo alcune foto della fase di realizzazione come eventuale spunto di lavorazione:

 

Opzionalmente, si puo’ aggiungere l’autoradio per ascoltare anche i CD. Secondo qualcuno, questo snatura un po’ il progetto, ma a mio parere lo trasforma in un mobile hi-fi piuttosto che in un lettore MP3 gigante 🙂

Per connettere un alimentatore ad un autoradio,  c’e’ un ulteriore lista di tutorial.

Per alternare l’uso del CD, del jukebox e di qualunque altra fonte audio, si puo’ usare uno switch rca, reperibile nei principali store on line.

Parte 2 – Software

Questa sezione e’ a mio avviso quella piu’ interessante in quanto contiene le personalizzazioni che ho fatto per fare funzionare la parte jukebox, che e’ il core del progetto.

Il consiglio che do, e che io stesso ho messo in pratica, e’ di acquistare l’hardware minimo per poter prototipare. Cosi’ facendo, se ci rendiamo conto che il progetto e’ troppo ambizioso, in caso di abbandono conterremmo le spese.

Procediamo per steps:

Scaricare e installare Raspbian sul Raspberry

Guida Ufficiale in inglese, ma in rete si trovano anche varianti in Italiano

 

Scaricare e installare Fruitbox per Retropie

Download e guida in inglese (qui andiamo piu’ sul tecnico, non so se ci siano guide in Italiano, ma imparare l’inglese non fa male 🙂 )

 

Prime configurazioni e test

NOTA: Tutti i comandi presuppongono una installazione Raspbian e fruitbox di default. Personalizzazioni di queste potrebbero non garantire il corretto funzionamento, che non e’ garantito a prescindere 🙂

A questo punto fruitbox dovrebbe essere nella directory /home/pi/rpi-fruitbox-master.

Copiamo i nostri MP3 nella cartella /home/pi/rpi-fruitbox-master/Music/ (creiamola se non esiste) usando il nostro client SFTP preferito (ad esempio Filezilla). Consiglio inizialmente non piu’ di una cinquantina di file per prova.

Lanciamo una prima esecuzione del programma come descritto nella guida:

cd  /home/pi/rpi-fruitbox-master

./fruitbox –cfg skins/[IL_MIO_TEMA]/fruitbox.cfg

Dove [IL_MIO_TEMA] e’ una delle seguenti skin di default:

  • Granite
  • MikeTV
  • Modern
  • NumberOne
  • Splat
  • TouchOne
  • WallJuke
  • WallSmall
  • Wurly

Provate varie skin, usando come input temporaneo la tastiera, ma considerate che i pulsanti richiesti sono diversi per skin, e questo impattera’ la scelta finale dei pulsanti fisici.

Configurazione dei pulsanti

Una qualsiasi delle guide per costruire un cabinet aracade, precedentemente citata, dovrebbe spiegarvi come collegare un controller USB i relativi pulsanti.

Per vedere con quale codice i pulsanti vengono riconosciuti dal sistema, eseguire i seguenti comandi.

cd  /home/pi/rpi-fruitbox-master

sudo ./fruitbox –test-buttons –cfg ./skins/[IL_MIO_TEMA]/fruitbox.cfg

Cliccare sui ogni pulsante e prendere nota di volta in volta del codice generato a video.

Modificare sul vostro PC il file di configurazione fruitbox.btn (scarica il file qui) sostituendo per ogni tasto che vogliamo mappare il corrispondente codice che abbiamo annotato nel passo precedente.

Copiare il file di configurazione fruitbox.btn via SFTP su questo path:

/home/pi/rpi-fruitbox-master/rpi-fruitbox-master/

Rilanciare l’applicazione fruitbox come mostrato precedentemente:

cd  /home/pi/rpi-fruitbox-master

./fruitbox –cfg skins/[IL_MIO_TEMA]/fruitbox.cfg

Verificare che i tasti funzionino.

Impostarte l’avvio automatico di fruitbox al boot e spegnimento all’uscita

Come prima cosa dobbiamo impostare il login automatico on l’utente pi.

Comandi

sudo raspi-config

Al menu ncurses (quello grigio a sfondo blu per intenderci) selezionare:

3 Boot Options Configure options for start-up 

Poi:

B1 Desktop / CLI Choose whether to boot into a desktop environment or the command line 

E infine:

B2 Console Autologin Text console, automatically logged in as ‘pi’ user

Uscire selezionando

<Finish>

E alla domanda:

 Would you like to reboot now? 

Rispondere

<Yes>

A questo punto verifichiamo che al riavvio di Raspbian, non venga richiesta la password per accere come utente  pi.

A questo punto dobbiamo automatizzare la partenza e lo spegnimento.

Come prima cosa scarichiamo il file jukebox.conf. Modifichiamolo questo file decommentando (cioe’ eliminando il il carattere cancelletto) dalla nostra skin preferita.

Scarichiamo lo script runjb.sh.

Copiamo i file runjb.sh e jukebox.conf via SFTP sulla directory /home/pi del nostro Raspberry.

Infine, sul terminale di Raspbian (las schermata di avvio testuale per intenerci) eseguiamo:

chmod 770 /home/pi/runjb.sh
chmod 770 /home/pi/jukebox.conf
echo “/home/pi/runjb.sh” >> /home/pi/.bashrc

A questo punto dobbiamo solo riavviare il sistema e verificare il corretto funzionamento.

Parte 3 – Finale

Se tutti i precedenti passi sono stati correttamente eseguiti, divertitevi a montare e decorare il vostro jukebox.

In caso avreste bisogno di assistenza, o volete condividere i vostri progetti (cosa che vi incoraggio a fare), vi consiglio di chiedere asistenza alla community arcade italia di cui io faccio parte:

Arcade Italia Forum Ufficiale

Arcade Italia Gruppo Facefook

O anche su:

Fruitbox su Raspberry Forum

Parte 4 – Extra

Alcuni Tips and Tricks aggiuntivi:

Aggiornare la lista degli MP3:

  1. Aggiungere i files nella directory /home/pi/rpi-fruitbox-master/Music/
  2. Cancellare il file /home/pi/fruitbox.db
  3. Riavviare fruitbox

Configurazioni avanzate:

Il file rpi-fruitbox-master/skins/[IL_VOSTRO_TEMA]/fruitbox.cfg contiene interessanti configurazioni tra le quali:

  • La possibilita’ di eseguire brani random dopo un certo periodo di inattivita’
  • La possibilita’ di gestire la gettoniera 🙂
  • Tanto altro…

Documentazione ufficiale

Framebuffer

Se non vi piacciono “le scritte all’avvio” che sono lo standard output dello start di Raspbian, si puo’ customizzare con l’ immagine che preferite (guida). Ma la proceura non e’ per neofiti. Personalmente li ho lasciati perche’ se qualcosa va storto voglio capire cos’e’.

WallBradz skin

Per il mio progetto ho modificato la skin basandomi su l’ originale WallJuke. Se proprio ci tenete ad avere la mia faccia sul vinile che gira potete scaricarla qui 😀

NOTA: Questo articolo, come tutti i contenuti di questo blog sono sotto licenza creative commons. Puo’ essere liberamente distribuito senza scopo di lucro e citando la fonte.

 

Una pedaliera con ampli embedded

20 Aug

Questa é la mia nuova pedalboard home made.
Lo guardo, ascolto canzonieri e mi diverto.
Gli effetti sono da incrementare, anche se c’è già quasi tutto 
Ha una testata Orange inglobata così i cavi send-return fanno poca strada, jack in + jack out e suoni collegato a un cabinet > di 8 ohm o a un mixer (cabinet simulator dell’amplificatore  )
Alimentazione unica per pedali e ampli.
Ha due coppie di jack inupt output replicate all’interno che volendo possono bypassare l’amplificatore o andare in send return su un ampli esterno.

#pornsound #pedalboard #guitar #guitareffects #homemade #handcraft #troppitag

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Resuscitare una chitarra – Parte VII

29 Jun

Durante questa fase, e più in generale durante le verniciature in genere, ho imparato che la verniciatura può esaltare un buon lavoro o peggiorarlo, ma raramente migliorarlo. Inoltre, ho imparato molte cose in un seminario sulla cultura organizzativa e sull’equilibrio di vita.

Iniziamo a incartare le parti che non vanno verniciate. Tastiera e ponte che essendo in palissandro non necessitano di vernice e la rosetta.

Rivestimento nastro
Con un taglierino di precisione ho intagliato il nastro attorno alla rosetta:

Nastro su Rosetta

Nastro Rosetta

Sembra un lavoro ben fatto. In realtà mi sono reso conto che il nastro isolante non va bene, in quanto nelle giunture, quando il nastro si sovrappone o si congiunge, la vernice penetra e macchia comunque la rosetta. Ci vuole perciò un unico pezzo di plastica adesiva.

Per l’effetto sunburst (sfumato) ho usato dei mordenti naturali e tamponi di lino riempiti di cotone:

Piuttosto che spiegare il procedimento a parole, ne ho fatto un video:

Una volta che il corpo è asciutto lo ricopriamo con della gomma lacca a tampone.

I procedimenti appena esposti sono anche accennati qui.

Questo è il risultato.

IMG_1180

Una volta asciugato il top, lo proteggiamo con carta e nastro di carta e verniciamo il resto con vernice all’acqua. Ho usato una vernice opaca in quanto, essendo una classica convertita, molti inestetismi erano non erano altrimenti mascherabili. In caso contrario avrei preferito vedere il legno attraverso una vernice trasparente.

IMG_1184

 

Verniciata e montata:

Finished Guitar

 

Seguono adesso delle piccole regolazioni: Altezza ponticello tasti da limare ecc ecc.

Presto aggiornerò questo post con un video con la “prova su strada”!

Leggi la parte IV

Renzusconi e Berluscraxi

10 Feb

Si dice troppo spesso che Renzi è l’erede di Berlusconi. E’ una considerazione piuttosto ovvia e ci sono delle altre congetture che si possono fare, mettendo insieme alcuni punti.

Torniamo indietro di qualche anno e ripercorriamo sommariamente la storia politica di Forza Italia che coincide con quella del suo leader. Ho studiato tutto questo mentre soggiornavo in una delle bellissime case rurali, durante la vacanza più bella della mia vita.

Forza Italia non è un partito nato da ideologie filosofiche o popolari, ma è un prodotto di marketing. Non guarderemo perciò alla sua storia in maniera storico/cronologica, ma come fosse un prodotto con il suo ciclo di vita.

All’inizio c’è l’introduzione sul mercato, che essendo supportata da molta pubblicità pompata da potenti mezzi di informazione, porta subito alla fase successiva dove il prodotto è maturo ed è all’apice della sua popolarità.

Ogni ciclo di vita di un prodotto ha però una fase di declino quando si esaurisce la massima popolarità. In politica poi quando molte promesse sono disattese è facile che ciò accada.

Curva fasi di vita del prodotto

Gli espedienti per mascherare il declino e le disattese promesse, sono solo una toppa momentanea. Ecco allora che il prodotto deve essere rinnovato e cambia provvisoriamente nome (es: Casa delle liberà). In sostanza è lo stesso ma nella confezione c’è scritto “nuova formula”. Quando anche questo si esaurisce, ci vuole una ulteriore “nuova formula” quella che contenentiene “vero autoritarismo di destra” e fagocita AN, poco importa se l’autorità e il rigore viene esercitato solo contro i deboli e la tolleranza è elevata verso i poteri forti (nasce il PdL).

Per quanto però, un prodotto cerca di primeggiare, si assesta sulla sua fetta di mercato. In un periodo di crisi e con gli scandali sul groppone è difficile che il prodotto venga rilanciato. A niente serve il ritorno alla “formula classica” che richiami i nostalgici.

Credo che quello che serve a FI per rinascere sia il tempo. Tempo che la crisi passi, tempo che ci si dimentichi degli scandali e delle leggi vergogna, tempo che ci si diemtichi delle promesse non mantenute in modo che se ne possano fare delle altre. A questo punto si che la nostalgia degli elettori potrebbe prendere peso e la “formula classica” del “quando c’era lui” potrebbe ridare entusiasmo.

Ma cosa fare nel frattempo che ciò accada? Mica Berlusconi può aspettare tutto questo tempo lasciando piena libertà alle istituzioni, che senza una sua influenza rischierebbero di far passare leggi antitrust, anti-corruzione che lo danneggerebbero nel migliore dei casi, o lo manderebbero in prigione nei peggiori.

Ci vorrebbe un bel Craxi nel frattempo. Cioè uno che come lui facesse leggi su misura per i business (e magari l’immunità) di Berlusconi. 

Si parla spesso del famigerato “Patto del Nazareno”, ma ci si dimentica quasi di quell’incontro ad Arcore tra Berlusconi e Renzi. Da quel 6 Dicembre 2010 sono cambiate tante cose. Uno dei due interolcutori era presidente del consiglio adesso lo è l’altro.

Nel frattempo c’è stata una (mal) velata promozione di Renzi da parte di Berlusconi. I vari “lo rispetto”, “vorremmo averlo dalla nostra”…

Ma soprattutto il fuoco mediatico Berlusconiano è stato secondo me quello che ha decretato la vittoria di Renzi alle Primarie del PD. 

Da allora molte delle leggi del governo Renzi, sembrano partorite dai vari governi Berlusconi. Ma le proteste di piazza sono scarse perché sono riforme fatte da un partito di sinistra…

La mia impressione è perciò, che ci sia un mutuo soccorso mediatico/politico tra i due. Sostegno mediatico da un lato e legislativo dall’altro.

Questo mutuo soccorso può facilmente trasformarsi però in un “mutuo ricatto”: ogni tanto c’è qualche disaccordo, e allora una delle due parti tira il cappio dell’altro:


 

Questo gioco di potere e mediatico, ci fa tornare alla mente un tema che al sentirlo nominare ci da la stessa sensazione di rivedere la vecchia foto di classe, tanto è passato di moda:

Conflitto di Interessi

Dietrologia? Complottismo? Può darsi. Ma il dubbio tocca porselo. Bisogna comunque porsi delle domande, avanzare delle ipotesi e vedere quali calzano meglio con gli indizi che abbiamo, aiutandoci con il metodo del Rasoio di Occam per non cadere appunto nel complottismo e nella dietrologia. Arrivare fin dove possiamo con le nostre conoscenze, e a quel punto, accettare e convivere con il dubbio. Credo che sia un dovere civico verso noi stessi e verso le persone subiranno le conseguenze del nostro voto elettorale.

Qualcuno, ben più autorevole di me, scriveva 40 anni fa: 

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

(cit http://www.corriere.it/speciali/pasolini/ioso.html)

 

Resuscitare una chitarra – Parte VI

22 Nov

In questo post vedremo come realizzare il ponte e il capotasto.

Dopo una significativa conferenza di Paruto Institute, abbiamo avuto molte nuove idee.

Per il ponte utilizziamo un pezzo di palissandro indiano:

Palissandro indiano

Costruiamo una guida in legno che con l’aiuto di una base per il trapano/smeriglio ci permetta di creare un solco sul quale inserire il ponticello.

Fissiamolo con le morse e creiamo il solco gradualmente (profondità progressiva).

Router base ponte

Ponte con scasso

Facciamo i buchi a misura (operazione delicatissima!) e arrotondiamo i bordi.

Carteggiamo con la carta vetrata dalla grana sempre più fine. L’ultima mano fa data con la pelle di squalo. Il palissandro diventerà molto liscio, e non andrà verniciato.

Ponte

Incolliamolo al piano armonico della chitarra. Il metodo che vediamo in figura l’ho trovato n un libro. Esso consiste nel pressare il ponte con una barretta di legno, stringendolo da un lato con un morsetto e dall’altro contro la buca tramite una vite a farfalla.

Incollaggio del ponte

Seguiamo i buchi del ponticello per bucare il piano armonico.

Ricaviamo ponte e ponticello da due pezzi di osso:

Ponticelli grezzi

Ponticelli lavorati

Montiamo a questo punto la chitarra per provarla, così possiamo correggere imperfezioni e difetti prima della verniciatura:

Chitarra acustica assemblata

Sembra che siamo a buon punto 🙂

In realtà la verniciatura prende parecchio tempo. E’ di questo che ci occuperemo la prossima volta 🙂

Leggi la parte V

Leggi la parte VII

Resuscitare una chitarra – Parte V

28 Oct

La tastiera è una delle parti più delicate di una chitarra. La distanza dei tasti si può ispirare ad una scalatura standard resa celebre da marchi comuni. Oppure come abbiamo fatto per le cigar box guitar ci si può affidare a questo file che ci aiuta a calcolare le distanze dato il diapason.

La mia scelta è stata vincolata dalla lunghezza del diapason originale. Infatti quello di una chitarra classica è di 65 cm.

Un po’ troppo per una chitarra acustica. Se una scala è troppo lunga, la tensione delle corde sarà maggiore, e ne segue che sarà più “dura” da suonare e i bending saranno più difficili. D’altro canto una corda più tesa vibra più a lungo e da perciò più sustain.

Ho scelto la scala usata dalle Paul Reed Smith e dalle National: 25 pollici (63,5 cm).

La tastiera l’ho comprata on line a circa 10-15 euro. Ho scelto il palissandro indiano, meno pregiato dell’ebano ma a mio personalissimo avviso, più gradevole.

Perciò ho iniziato a delineare con una matita le linee per i fret (tasti) e per i dot (i pallini): 

Tastiera disegnata a matita

Iniziamo proprio a fare i buchi dei dot. Per eseguire questo passo è importante avere un trapano a colonna e calibrarlo affinché i buchi dei tasti abbiano tutti la stessa profondità.

Tastiera buchi dot

La prossima operazione consiste nell’incollare la tastiera al manico. L’ordine di queste operazioni è di carattere più che altro pratico e ci sono diverse scuole di pensiero.

Incollaggio Tastiera

Col seghetto, muniti di pazienza e precisione, intagliamo i solchi per i tasti:

Tastiera intagliata

Una chitarra acustica, a differenza della classica, ha la tastiera bombata. Diamo la curvatura alla tastiera tramite un blocchetto con l’inarcatura del raggio desiderato (nel nostro caso 10 pollici illustrato qualche figura più avanti). Con una colla reversibile applichiamo sul blocchetto una carta vetrata grossa, per poi arrivare gradualmente a quelle più fini. Rifiniamo infine con una carta finissima bagnata o pelle di squalo, per rendere la tastiera liscia (il palissandro, a differenza ad esempio dell’acero, non va verniciato).

Incolliamo infine, i dots con la colla alifatica, versandoci su della segatura di palissandro (precedentemente ottenuta durante la lavorazione della tastiera stessa) per otturare gli spazi tra i bordi del buco e il dot stesso:

Dot incollati

Incolliamo i fret, anche qui con pazienza. Una tecnica che ho copiato da qualche liutaio è di usare una corda (di chitarra ovviamente 🙂 ) per distribuire la colla nei solchi.

I risultato finale:

Manico

Lo stesso blocchetto usato per levigare la tastiera, è stato usato per levigare i tasti e livellarli. Il blocchetto con la lima, in alto a destra (immagine precedente), è stato utilizzato per livellare i tasti che sporgevano lateralmente.

Con un procedimento simile a quello dei dost sulla tastiera, inseriamo i dots laterali:

Dot laterali tastiera

Dei due più diffusi modi per incollare il manico al corpo, avrei voluto usare l’attaccatura a coda di rondine, ma anche in questo l’origine del progetto (cioè la conversione di una chitarra classica, piuttosto che la creazione da zero di una acustica), mi ha fortemente vincolato.

Ho dovuto perciò ripiegare sull’altra tecnica, cioè incollare il manico con l’ausilio di un bullone, fissato con un tassello per legno:

Vite manico

Dall’immagine precedente, risulta evidente che molti interventi di adattamento tramite incollaggio di vari pezzi di legno sono stati necessari per fare quadrare il manico al corpo. A quest’ultimo, è stato necessario adattare l’alloggio come mostrato di seguito:

Buco sul corpo

A questo punto, incolliamo corpo e manico con abbondante colla e morsetti, avvitandola dentro al corpo con un dado inserito con una mano attraverso buca:

Corpo e manico

E’ ancora lontana dal suonare, ma inizia a prendere forma 🙂

Leggi la parte IV 

Leggi la parte VI

La mia partecipazione a Note on the road

09 Oct

Dietro proposta del mio amico Marco, ho deciso con entusiasmo di prendere parte a questo progetto.

Per chi non lo conoscesse ancora riporto al sito ufficiale senza dilungarmi in spiegazioni ridondanti.

Voglio però fare una riflessione su un fatto interessante, cioè la contaminazione naturale di diversi generi e strumenti. Negli anni passati si è fatto un uso estremo delle contaminazioni per assecondare una moda e alla ricerca forzata di una novità musicale. Come tutte le mode, le tendenze e le correnti questo ha prodotto delle cose gradevoli ma anche dei grandi orrori dati da mancanza di gusto e conformismo stilistico. Trovo che in questo caso la contaminazione avviene in modo naturale e senza forzature. Non è decisa “a tavolino”, un musicista fa quello che sa fare senza una regia centrale. Questa è secondo me la forza del progetto.

Il mio ruolo in tutto ciò, è principalmente quello di suonatore di Cigar Box Guitar, ma cerco anche di supportare con tutti i miei mezzi il gran lavoro che Marco sta facendo, per pura e gratuita passione.

Inizio con l’intervista che abbiamo girato il giorno delle registrazioni:

La prima delle canzoni che abbiamo registrato è Ciao Amore Ciao di Luigi Tenco (le altre non ve le dico per non rovinarvi la sorpresa). In principio ero un po’ perplesso da questa scelta, in quanto pensavo che tante altri brani si sarebbero potute prestare a un simile progetto. Poi mi sono ricreduto in quanto credo che questo brano, leggero all’apparenza, si presti parecchio a questi tempi di emigrazione dentro e fuori dal nostro paese. Il valore simbolico del brano poi, non è secondario. E’ stata l’ultima che Tenco ha cantato. Secondo la versione ufficiale della sua morte, il fatto che non fosse compresa sta tra i motivi del suo gesto estremo. Speriamo, nel nostro piccolo, di rendergli un po’ di giustizia.

Buon ascolto

Resuscitare una chitarra – Parte IV

29 Aug

Trasformiamo il manico da “classico” a “folk”.

Ripariamo la paletta e riempiamo i buchi delle chiavette:

Riparazione Paletta

Paletta

Dopo aver tagliato le eccedenze e le allargato il solco per alloggiare il truss-rod, incolliamo la zocchetta:

Manico

Zocchetta

Attacchiamo con viti e colla un innesto per irrobustire la giuntura tra il manico e il corpo:

Innesto

Tagliamo il truss-road per adattarlo al manico della classica, (più corto) e adeguatamente saldato e verniciato con l’antiruggine.

Truss rod

Irrobustiamo la paletta con del cedro rosso avanzato dal piano armonico:

Paletta Cedro Rosso

 Ritagliamo le finestre della paletta e alloggiamo il truss rod nello scasso (o scanalatura) che abbiamo creato precedentemente:

Truss rod

In un primo momento volevo mantenere le finestre come le resofoniche rational. Poi ho cambiato idea per motivi di robustezza e ho deciso di riempire le finestre con lo stesso mogano usato per le catene:

Finestre 1

Finestre 2

Finestre 3

Nel prossimo post lavoreremo alla tastiera e e incolleremo il manico al corpo.

Leggi la parte III

Leggi la parte V

Una Cigar Box Guitar Mancina

25 Aug

Ho costruito questa CGB il giovanissimo figlio di un collega. Allego solo le foto e non do ulteriori dettagli sulla costruzione per non essere ridondante con i precedenti post.

CGB Lefty

Aggiungerò solo le caratteristiche che differenziano questa dalle altre:

  • Paletta dritta (non inclinata) tipo fender.
  • Solo un pick-up con tono e volume come controlli.
  • Sole tre corde (accordate in C G C [Do Sol Do])
  • Paletta e controlli rivolti al contrario (è mancina 🙂 appunto)
  • Questa volta è una reale scatola di sigari cubani!

Le fasi di costruzione:

#makingof #cgb #cigarboxguitar #luthiery #guitar

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Il risultato finale:


E infine sentiamola:

Costruire una Cigar Box Guitar Resofonica – Parte IV

06 Jul

Preparazione alla verniciatura

In questo ultimo post parleremo della verniciatura. Per questo processo ho scelto, a differenza del primo esperimento,  solo sostanze naturali, in particolare mordenti per legno per il colore e gommalacca per la lucidatura.

Iniziamo a incartare le parti che non dovranno essere colorate:

Incartatura

Come mordente base ho usato il più naturale dei coloranti gialli: lo zafferano. E’ anche il più costoso, ma fortunatamente ne avevo un po’ da tempo che non era più adatto a usi alimentari.

Colorazione

L’effetto desiderato è il sunburst sfumato a tre colori, perciò bisogna agire in fretta un colore sull’altro ancora freschi per poter dare la sfumatura a tampone.

Subito dopo aver passato una prima mano omogenea di giallo inizio a colorare i bordi del secondo colore: il mogano:

Sunburst prima fase

Iniziamo dai bordi con un tampone differente rispetto a quello usato per il giallo e passiamo i bordi.

Sempre con movimento rotatorio, prendiamo il tampone usato per il giallo e sfumiamo le zone di confine tra il giallo e il rosso:

Sunburst 2

Procediamo analogamente con il terzo colore, il noce:

Sunburst 3

E procediamo allo stesso modo, sfumando con il tampone usato precedentemente per il rosso mogano:

Sunburst 4

Dopo un ultima sfumatura con il tampone del giallo il risultato è il seguente:

Sunburst 5

Lo stesso procedimento con la parte anteriore e successivamente con il manico:

Sunburst top 1

L’intero processo dura poco in quanto bisogna agire sui colori freschi.

Risultato finale:

Sunburst Top 2

Laccatura

La gommalacca va sciolta in alcool puro. Conviene iniziare con una soluzione più densa e diluire sempre di più nelle mani successive.

Seguono lunghe e pazienti passate, con mezza giornata di attesa tra una e l’altra.

La tecnica è sempre quella del tampone in maniera circolare, ma non bisogna passare troppe volte sullo stesso punto altrimenti si ottiene un effetto “nebbia” opaco.

Alla fine, si può passare una mano di pasta abrasiva finale per lucidare ulteriormente.

Vediamo cosa è venuto fuori:

Dobro cigar Box GuitarDobro cigar Box Guitar backDobro cigar Box Guitar side

Conclusioni

Con questa ulteriore esperienza ho ampliato il mio bagaglio di esperienza di liuteria da salotto. Ho avuto conferma durante questo lavoro di quanta pazienza ci voglia per lavori del genere e che il risultato finale è un connubio di conoscenza e esperienza, ugualmente importanti.

 

Nell’attesa di altri esperimenti (già in cantiere, anzi in salotto), sentiamo come suona:

 

 

Leggi la parte III

Umili Liriche

musica, appunti e riflessioni sull'universo conosciuto