Ogni mattina in Italia un precario si sveglia…

06 Apr

Leone e Gazzella

Ogni mattina in Italia un precario si sveglia, sa che dovrà fare più telefonate possibili e vendere più contratti possibili se vuole avere uno stipendio che gli permetta di pagare l’affitto.

Call Center 

 

Ogni mattina in Italia un disoccupato si sveglia, e sa che dovrà rifiutare tutte le offerte commerciali che gli verranno proposte, e trovare un espediente per pagare quelle che ha accettato in passato.

Disoccupati

 

 

 

Quando il sole sorge, non importa che tu sia un precario o un disoccupato, l’importante è trovare un modo per arrivare a fine mese…

 

Riflessioni: I bookmakers e gli assicuratori.

04 Mar

Un bookmaker è una persona o un’agenzia che stima la probabilità di un evento (solitamente sportivo) ed è disposta a scommettere il suo verificarsi pagando in maniera inversamente proporzionale alla probabilità stimata (quota).

Questo significa, banalmente, che più l’evento è probabile meno soldi ci guadagni in caso di vittoria.

Altrettanto banalmente, a meno che non si hanno delle informazioni che il bookmaker non ha, vincere qualcosa è puro azzardo. La così detta fortuna con la C maiuscola.

Bookmaker

Un assicuratore è una persona o un’agenzia che stima la probabilità di un evento ed è disposta a far pagare una quota e risarcire di un eventuale danno subito. Anche in questo caso si valutano i rischi ed è tutto proporzionato.

Anche in questo caso risulta conveniente solo nel caso in cui sappiamo qualche cosa (di cui l’assicuratore non è a conoscenza) che condiziona l’evento  (ma è raro che non facciano i dovuti controlli…)

Assicuratore

E’ strano trovare analogie tra queste figure , e il fatto che il primo venga visto come un vizio e il secondo come una virtù è quasi paradossale.

In futuro, dovessi stipulare un contratto di assicurazione (che non sia imposta legalmente come accade per l’RCA) terrò conto di questa riflessione.

 

 

 

Canzoni che avrei voluto scrivere: ‘A finestra’

27 Feb

Devo dire che Carmen Consoli non è una tra le mie cantanti preferite, ne riconosco il valore e alcune cose mi piacciono.

Tuttavia ho subito un (piacevole ma) forzato ascolto negli anni in cui ho vissuto a Catania, per sciovinismo dei miei amici e musicisti :)

Ma venendo alla canzone, la trovo davvero un capolavoro. Quando si scrive un brano, credo che la difficoltà sia nella sintesi, nella musicalità e nel riuscire ad evocare quello che vorremmo rappresentare. Alcune di queste cose ovviamente sono soggettive, ma vivendo quei luoghi e respirando quel folklore, all’ascolto sono stato pervaso dai ricordi e dall’atmosfera, quindi credo di aver colto molto di quello che la Cantantessa ha voluto rappresentare.

La musica è puro folk con la contaminazione mediorientale del vocalizzo arabbegiante. Ma quello che rende speciale la canzone è il testo che andremo a leggere, tradurre e commentare:

Sugnu sempri alla finestra e viru genti ca furria pà strada
Genti bedda, laria, allegra, mutriusa e siddiata
Genti arripudduta cu li gigghia isati e a vucca stritta
“Turi ho vogghia di quaccosa, un passabocca, un lemonsoda”
Iddu ci arrispunni: “Giusy, quannu ti chiamavi Giuseppina,
eri licca pà broscia cà granita”
“Turi tu n’ha fattu strada e ora che sei grosso imprenditori
t’ha ‘nsignari a classi ‘ntò parrari”

Sono sempre alla finestra e vedo gente che gira per la strada,
gente bella, brutta, allegra, arrabbiata, seccata
gente “(ben)riuscita” con le ciglia alzate e la bocca stretta:
« Turi ho voglia di qualcosa, un passabocca, una Lemonsoda »
Lui le risponde: ” ‘Giusy’, quando ti chiamavi Giuseppina,
ti piaceva la brioche con la granita!”
“Turi, tu ne hai fatta di strada, e ora che sei un grosso imprenditore
devi imparare a parlare con classe”

In questa prima strofa i passi notevoli sono la descrizione della gente, sopratutto a cigghia isata e a vucca stritta, rende l’idea degli anziani bisbetici che logori di una vita di sacrifici, disapprovano i tempi attuali e “i giovani”.

L’altra figura è la coppia costituita dall’imprenditore arricchito e la sua compagna (presumibilmente moglie). Lui, lavoratore,  è rimasto piuttosto semplice, a lei il benessere ha dato alla testa e ‘ordina’ lui di insegnarsi (imperativo di qualcosa che non si impara, ma ci si auto-impone) a parlare con ‘classe’ come lei, e abbandonare le abitudini tradizionali (brioscia e granita) in favore di altre più ‘esotiche’ e meno provinciali (sorbetto e lemonsoda). Anche i nomi dei personaggi non sono casuali, come lei stessa dice in una presentazione del brano, ‘Giusy con la y’ sta con ‘Turi senza y’. Giusy cioè, rinuncia al suo nome tradzionale Giuseppina in favore di un diminuitivo (anche piuttosto diffuso) che inserisca la ‘y’. Un po’ come Cesy Phantoni, il personaggio della canzone Cesira Fantoni di Guccini.

Sugnu sempre alla finestra e viru genti spacinnata,
sduvacata ‘nte panchini di la piazza, stuta e adduma a sigaretta,
gente ca s’ancontra e dici “ciao” cu na taliata,
genti ca s’allasca, genti ca s’abbrazza e poi si vasa,
genti ca sa fa stringennu a cinghia, si strapazza e non si pinna,
annunca st’autru ‘nvernu non si canta missa,
genti ca sa fa ‘lliccannu a sadda,
ma ci fa truvari a tavula cunsata a cu cumanna

Sono sempre alla finestra e vedo gente sfaccendata,
stravaccata nelle panchine della piazza, spegne e accende la sigaretta,
gente che s’incontra e dice “ciao” con uno sguardo
gente che si evita e quella che si abbraccia e si bacia
Gente che tira avanti stringendo la cinta, si strapazza e non si arrende
altrimenti il prossimo inverno non si canta messa
gente che tira avanti leccandosi la sarda
ma che fa trovare la tavola apparecchiata a chi comanda.

Qui il termine sfaccinata più che gente pigra, indica gente che non ha un granchè da fare. Anche la gente sduvacata che fuma costantemente indica la gente (pigra o disoccupata) perdigiorno. Si salutano solo con sguardo, come se quando ci si vede troppo spesso il saluto diventa superfluo, indicando una città non troppo grande dove nei soliti posti ci trovi la solita gente. Altri che si vedono più di rado o con più piacere si salutano più calorosamente, segno di un legame molto forte, tipico del meridione.

Seguono due modi di dire interessanti. Il primo non si canta missa deriva da u parrino senzza sordi unni canta missa. Cioè che senza soldi neanche il prete celebra la messa. La seconda è ‘llicari a sarda, che significa che, pur essendo la sardina un piatto povero, in casi di estrema povertà o di carestia, piuttosto che mangiarla si preferisce leccarla e conservarla ripetutamente, per farla durare di più.

Qui la prima denuncia sociale, quella del divario tra ricchi e poveri che in questi ultimi anni si sta accentuando (e non solo in sicilia).

Chi ci aviti di taliari, ‘un aviti autru a cui pinsari
almeno un pocu di chiffari
“Itavinni a travagghiari” vannia ‘n vecchiu indispettitu,
“avemu u picciu arreri o vitru”.
Jù ci dicu “m’ha scusari, chista è la me casa e staju unni mi pare.

“Che ha da guardare? non ha altro a cui pensare?
almeno un po’ di da fare?
Vada a lavorare – grida un vecchio indispettito –
c’è il malocchio dietro i vetri!”
Io dico: “Mi deve scusare, ma a casa mia sto dove mi pare”

Qui, nel ritornello, uno dei vecchi bisbetici di cui sopra urla alla cantante come ad accusarla di pigrizia e di essere pettegola.

La domenica mattina dagli altoparlanti della chiesa
a vuci ‘i Patri Coppola n’antrona i casi, trasi dintra l’ossa
“piccaturi rinunciati a ddi piccati di la carni
quannu u riavulu s’affaccia rafforzatevi a mutanna”.
Quannu attagghiu di la chiesa si posteggia un machinone
scinni Saro Branchia detto Re Leone
Patri Coppola balbetta e ammogghia l’omelia cu tri paroli
picchì sua Maestà s’ha fari a comunioni

La domenica mattina dagli altoparlanti della chiesa
la voce di padre Coppola ci fa tremare le case, ci entra nelle ossa:
“Peccatori rinunciate a quei peccati della carne
quando il diavolo si mostra rinforzatevi le mutande”
d’un tratto si parcheggia vicino la chiesa un macchinone
scende Saro Branchia detto Re Leone,
padre Coppola balbetta, chiude con tre parole l’omelia
perché sua Maestà si deve fare la comunione!

La seconda critica sociale si rivolge alla chiesa, molto attenta ad entrare nel personale di ognuno imponendone la condotta sessuale, ma scarsamente attenta nei confronti del disagio sociale, forse perché accondiscendente con il potere costituito.

Ancora peggio, quando la macchina del boss locale pargheggia attagghiu (in maniera tangente) alla chiesa, il parroco, che poco prima imponeva la sua autorità entrando nelle case e nell’intimo nei cittadini, con estrema sudditanza ammogghia ( sistema la cosa in maniera precaria o arrangiata ) l’omelia per permettere al boss di fare la comunione. Sottointesa qui, non solo la convivenza di certa chiesa con la mafia, ma anche l’attaccamento contraddittorio della mafia stessa verso la religione. L’argomento è complesso e andrebbe approfondito, e vi sono esempi estremamente opposti.

Chi ci aviti di taliari, ‘un aviti autru a cui pinsari
almeno un pocu di chiffari
“Itavinni un pocu a mari”, vannia un vecchiu tintu
“accussì janca mi pariti ‘n spiddu”
Jù ci dicu “m’ha scusari,
ma picchì hati a stari ccà sutta a me casa pà ‘nsuttari”.

” Che ha da guardare? non ha altro a cui pensare?
almeno un po’ di da fare?
Se ne vada un po’ al mare – grida un vecchio malconcio e tosto –
così bianca sembra un fantasma “
Io gli dico ” Mi deve scusare,
ma perché deve stare sotto casa mia a insultare? “

Nel secondo ritornello, il significato è chiaro, tuttavia vale la pena di approfondire l’uso di alcuni vocaboli. Spiddu per esempio non appartiene a tutte le varianti del siciliano e il verbo ‘nsuttari non è necessariamente insultare ma un infastidire generico.

Sugnu sempri alla finestra e viru a ranni civiltà
ca ha statu, unni Turchi, Ebrei e Cristiani si stringeunu la manu,
tannu si pinsava ca “La diversità è ricchezza”
tempi di biddizza e di puisia, d’amuri e di saggezza
Zoccu ha statu aieri, oggi forsi ca putissi riturnari
si truvamu semi boni di chiantari
‘Nta sta terra ‘i focu e mari oggi sentu ca mi parra u cori
e dici ca li cosi stannu pì canciari

Sono sempre alla finestra e vedo la grande civiltà che c’è stata,
dove turchi, ebrei e cristiani si stringevano la mano,
allora si pensava che ‘la diversità è ricchezza’
tempi di bellezza e di poesia, d’amore e di saggezza
Quel che è stato ieri oggi forse potrebbe tornare
se troviamo i semi buoni da piantare
in questa terra di fuoco e di mare oggi sento che mi parla il cuore
e dice che le cose stanno per cambiare..

Nel finale uno sguardo d’insieme alla civiltà che è stata e alle enormi contaminazioni culturali. Un seme di speranza e di positività quasi a dire che, a differenza di come crede qualcuno, la Sicila non è come il suo idioma, dove il passato è remoto e il futuro non esiste.

Chi ci aviti di taliari ‘un aviti autru a cui pinsari,
almeno un poco di chiffari
Itavinni a ballari, ittati quattru sauti e nisciti giustu pì sbariari
Jù ci dicu “Cù piaciri, c’è qualchi danza streusa ca vuliti cunsigghiari!?

“Che ha da guardare? non ha altro a cui pensare?
almeno un po’ di da fare?
Vada a ballare, va’ a fare quattro salti ed esca giusto per svagarsi! “
Gli rispondo con piacere: ” C’è qualche danza bizzarra che mi vuole consigliare?!?”

About Q di Picche

08 Feb

Il singolo che vi presento qui è Q di picche. Lo trovo un esperimento per certi versi audace. Infatti, a livello di arrangiamento è piuttosto rock, ma il testo è molto cantautorale. L’audacia sta nel fatto che solitamente i brani Stregarock sono brevi e immediati, quando sono troppo lunghi stancano… Il genere dei cantautori invece, ha solitamente un testo più accurato e più lungo.

Il brano narra la storia di due donne vissute in epoche differenti. La prima visse nel medioevo e fu emarginata in quanto accusata di stregoneria. La seconda vive nel nostro presente ed è una prostituta (o presunta tale).

A spezzare le due storie una voce narrante (di Giulia Schietroma) descrive brevemente i due contesti.

Il testo mette in evidenza le similutidini tra le due donne. Il suo scopo, è spingere alla riflessione sul fatto che spesso condanniamo il passato senza renderci conto di ripetere l’errore nel peresente. Il tema dell’emarginazione da chi ha atteggiamenti non conformi alla propria comunità, è abbastanza chiaro.

La donna di picche rappresenta perciò una metafora. Infatti le due donne capovolte sembrano diverse a prima vista, ma poi ci si accorge che sono uguali, e che a farle sembrare diverse e solo il fatto che sono asimmetriche. Anche il seme della carta non è scelto a caso, ma ho scelto quello meno nobile.

Come in altri brani, anche in questo, mela canto e me la suono, nel senso che sono miei gli arrangiamenti e sono io a suonare gli strumenti.

Buon Ascolto.

La divulgazione, la narrazione e le cazzate…

31 Jan

Quark In principio c’era Piero Angela, il suo Quark ci ha affascinato da bambini, in quei tempi in cui la Rai somigliava di più ad un servizio pubblico. La trasmissione è rimasta tale negli anni, ma si sta rivelando inadatta ad una TV che è cambiata dove il pubblico è abituato a grandi fratelli, liti da cortile e un riflesso incondizionato spinge il tasto del telecomando non appena qualche contenuto rischia di mettere in moto il cervello.

Tante altre trasmissioni di divulgazione, per lo più storica, si sono avvicendate nel corso degli anni. Una tra queste ha riscosso un notevole successo, si tratta di Blu Notte (in onda anche con altri titoli a seconda dell’edizione) di Carlo Lucarelli. La ricetta che confezionava la trasmissione è piuttosto semplice, raccontare i tanti lati oscuri della nostra storia recente usando l’espediente narrativo del giallo, del noir, o addirittura del thriller,  rendendo l’intreccio più importante della fabula.

Non è a caso che da Piero Angela passo a Lucarelli. Infatti, in una intervista televisiva lui stesso si è definito un divulgatore di misteri piuttosto che un esperto. Una sorta di Piero Angela del mistero appunto.

Da allora, sono nate parecchie trasmissioni sui misteri vari ed eventuali dove spesso vengono esagerate all’esasperazione circostanze piuttosto banali, le quali fonti di tali misteri sono iniesistenti o ambigue. Insomma l’unica garanzia che abbiamo è che l’ha detto la televisione quindi deve essere vero. Ovviamente mi riferisco a trasmissioni come voyager e mistero.

Lucarelli e De LuigiMistero accentua ancora di più la spettacolarizzazione fino a se stessa più tosto che i contenuti, e lo si vede dai conduttori scelti: Enrico Ruggeri (che con questa mossa ha perso parecchi punti da parte di chi lo stimava come cantautrore), e Raz Degan (perché se è vero che nella TV a cui siamo abituati i culi e le tette tirano, è vero anche il reciproco femminile, specie per le allegoriche casalinghe di voghera).

Le rare volte che mi è capitato di vedere queste trasmissioni, non ho potuto non pensare a come si possa esser sentito Piero Angela a vedere questa sorta di antiscienza, dopo anni dedicati a tentare di divulgare la scienza vera.

Se è vero che Lucarelli con la sua trasmissione ha scatenato parecchie imitazioni satiriche (la più famosa è quella di Fabio De Luigi), molti non hanno saputo resistere a sfruttare la facile ironia che Voyager serve su un piatto d’argento.

Inizia il genio di Crozza, che con famigerato Kazzenger, mette in risalto i temi esasperati ed enfatizzando quanto di poco scientifico c’è nella trasmissione. E’ esilerante, chi non l’abbia mai fatto ne consiglio la visione.

Ma nell’era del web, la rete non poteva rimanere inerme di fronte a questo cross di comicità. E’ così che nasce Avoyager, una parodia su youtube. La genialità di questi due video (di seguito postati) sta non solo nella irresistibile comicità, ma anche nel riuscire a dimostrare quanto è importante l’espediente narrativo, come si possa convincere di alcune cose senza quasi dirle. Insomma, mette a nudo e rende evidenti i trucchi di voyager.

 

 

 

Ma non è questa la novità che mi ha spinto a scrivere questo articolo. C’è una riflessione che ho fatto guardando l’ultima trasmissione di Lucarelli: Almost True.

Seppur Blu Notte aveva un nobile scopo, quello di far conoscere la cronostoria italiana, ha (secondo me) ispirato le trasmissioni spazzatura di cui sopra. Adesso non so quanto inconsapevolmente sia successo ciò, ma sembra quasi che con questa nuova trasmissione Lucarelli abbia voluto rimediare o fare un po’ d’ordine nel mondo dei misteri. La trasmissione, parla dei misteri del mondo dello spettacolo. Fino alla fine della trasmissione il format è molto simile a Blu Notte, e riesce a convincere l’ascoltatore della veridicità di una leggenda metropolitana. Solo alla fine, come un insolito prestigiatore, spiega tutti i trucchi e le fandonie usate per convincere lo spettatore, dimostrando ancora una volta quanto è facile montare una trasmissione e convincerci della fondatezza di un falso mistero.

Come vedere il video sulla rivolta dei forconi censurato da youtube in italia

25 Jan

Colgo questa occasione di scrivere su argomenti non musicali e dare libero sfogo al mio eclettismo :)

Ma veniamo al punto, vi spiego brevemente di cosa si tratta.
Un mio amico ha postato su facebook questo video, con la raccomandazione di vederlo.

Tuttavia, per motivi che non voglio commentare per non incentivare il complottismo e la dietrologia e concedere il beneficio del dubbio, il video non è visibile dall’Italia (il controllo viene fatto tramite l’indirizzo IP).

youtube censored

Siccome credo nella libera diffusione delle informazioni mi sono adoperato per rendere visibile questo video.

C’è il modo tuttavia di eludere il sistema, basta spacciarsi per utenti di un atro paese tramite un server proxy.

Non è necessario sapere come funziona un proxy per vedere il video, basta sapere che risultiamo collegati da un luogo diverso.

Per vedere il video potete seguire questo link qui.

Pino Aprile Video Censurato su youtube italia

Qualora non dovesse funzionare, QUI c’è una lista di server proxy nella quale basta inserire il link originale del video (questo http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=qVxZm8HCQSU), in una barra si testo.

In conclusione, il mio dare il beneficio del dubbio alla rete e a youtube si sta esaurendo. Avevo già affrontato l’argomento qui o qui.

 

Sritto anche su digitalspaghetti.

Il Falegname, storia e curiosità…

24 Jan

Finalmente, dopo aver illustrato i brani del mio vecchio gruppo i Dustland, inizio ad illustrare i miei pezzi da solista. In particolare il brano che andrò a presentarvi mi vede particolarmente solista, in quanto sono solo io a suonare tutti gli strumeti (chitarra acustica e solista, armonica, voce e percussioni – quando si dice: io me la canto e io me la suono…).

Il singolo di cui stiamo parlando, (denominato più unico che singolo in quanto è il primo di mia pubblicazione senza un gruppo a supporto) è appunto il Falegname. Testo e Musica sono di Giovanni Torrisi.

Il Falegname

Giovanni, usava allietare le nolstre feste e ricorrenze varie con i suoi pezzi, e ogni qualvolta c’era un nuovo ospite che non li aveva ancora sentiti, gli toccava sorbirsi l’intero repertorio. I toni dei suoi brani sono a volte estremamente seri, altre volte sono ironici al limite del demenziale. Il falegname  è il pezzo che ho sempre preferito, tanto che ho deciso di curarne l’arrangiamento e inciderlo.

Si tratta di una ballata in stile deanreiano ispirata (a detta dell’autore) ad una antica storia marinara. Il testo è provocatoriamente cruento, in pieno contrasto con la dolcezza e pacatezza della musica, quasi a voler rappresentare un ossimoro musicale. Tratta di una storia di estrema miseria e disperazione, nella quale i protagonisti, pur di sopravvivere, danno luogo ad atti di inimmaginabile e macabra, durezza.

Non è un testo che ha bisogno di parafrasi, perciò non anticipo niente a chi non lo ha ancora ascoltato. Buon ascolto.

Oblivion

21 Jan

Con questo ultimo brano, si conclude il viaggio nelle canzoni dei Dustland. Purtroppo non sono ancora riuscito a farne un video per mancanza di tempo. Non è detto che non lo faccia in futuro. Anzi, è una promessa.

Tornando al pezzo, devo dire che è il brano dei Dustland che preferisco. Non è escluso che ne incida una nuova versiome riarriangiata (forse tradotta), magari più vicina al genere che suono adesso, ben l’ontano dall’heavy metal dei Dustland.

L’unica cosa che mi dispiace e non averla scritto io. Infatti, il testo e la musica sono di Michele (info sui componenti del gruppo).

Il testo, parla della solitudine di un uomo di mezza età dimenticato e depresso. Il tema è duro, ma la scelta delle parole e della ritmica, piuttosto accurata, lo rende piuttosto poetico, evocativo e malinconico.

Strade sporche

L’intro del brano è piuttosto originale per un brano heavy. L’arpeggio è molto effettato e diventa subito un riff stoppato e aggressivo. Il giro rimane uguale ma il basso che cambia in sottofondo gli da un effetto differente.

La strofa è lenta e arpeggiata, il ritornello è distorto. Il testo è piuttosto breve, infatti il pezzo è molto strumentale. C’è un cambio di tempo prima dell’inzio del solo da 4/4 a 7/8.

Consiglio vivamente l’ascolto anche a chi non è un cultore del genere.

Floating in Virgin Skies

10 Jan

E’ la quarta traccia di Downing in Decay, ed è il primo brano dei Dustland a non essere scritto da me. Infatti la musica è di Nello e il testo di Michele.

Il testo ha molto più spessore di quelli scritti da me, almeno nella scelta dei termini. E’ onirico ed evocativo e parla di un volo immaginario fatto con la mente.

A livello musicale, il brano è un pezzo power metal un po progressivo con cambi di tempo. L’intro è un incrocio di chitarre in tapping dall’effetto barocco. Il resto della canzone è un alternarsi di cavalcate e arpeggi con soli melodici e veloci.

Buon ascolto.

Cavaliere di Ventura

05 Jan

Continuiamo a illustrare i brani dei Dustland contenuti nell’unico album realizzato.

Il brano Mercenary Knight, è ispirato al fumetto italiano Brendon. Il personaggio, creato da Claudio Chiaverotti, vive in un epoca futura post-apocalittica. Per intenderci, il filone narrativo è quello che appartiene ai classici Ken Shiro e Mad Max. A differenza di questi però, oltre alla componente cyber punk, il fumetto diverte inserendo componenti fantasy che trovano alla fine una spiegazione razionale o fantasiosa ma mai scontata.

Brendon D’arkness è un personaggio vagamente ispirato al celebre film Il Corvo, interpretato da Brendon Lee. E’ un cavaliere mercenario, errante e solitario. Nonostante il suo lavoro potrebbe far pensare ad uno scarso senso etico, è mosso da forti e nobili ideali.

Brendon D'arknessIl brano è una ballad in stile Ronnie James Dio o Fade to Black dei Metallica. Intro con solo melodico, strofa arpeggiata, e ritornello distorto con chitarre armonizzate. Durante queste parti, la narrazione è in prima persona, dove il protagonista, (Brendon ovviamente), si racconta malinconicamente in momenti di riflessione, introspezione e rabbia. Nella parte finale il brano diventa più veloce e aggressivo e la narrazione si sposta in terza persona.

 

 

Umili Liriche

musica, appunti e riflessioni sull'universo conosciuto