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Una Cigar Box Guitar Mancina


25 Aug

Ho costruito questa CGB il giovanissimo figlio di un collega. Allego solo le foto e non do ulteriori dettagli sulla costruzione per non essere ridondante con i precedenti post.

CGB Lefty

Aggiungerò solo le caratteristiche che differenziano questa dalle altre:

  • Paletta dritta (non inclinata) tipo fender.
  • Solo un pick-up con tono e volume come controlli.
  • Sole tre corde (accordate in C G C [Do Sol Do])
  • Paletta e controlli rivolti al contrario (è mancina :) appunto)
  • Questa volta è una reale scatola di sigari cubani!

Le fasi di costruzione:

E sentiamola:

Costruire una Cigar Box Guitar – Parte V Montaggio, prova e conclusioni


13 Aug

Iniziamo ad aggiungere le decorazioni finali:  un po di nero nei bordi interni dell f  del corpo e  i dot nel manico:

Poi passiamo allo schema elettrico:

Inseriamo il piezo in un quadrato di cartone:

Aggiungiamo degli spinotti per rendere più agevole l’apertura dello sportellino:

E installiamo tutto l’impianto:

Dopo l’ultima passata di pasta abrasiva per dargli un effetto vintage,  assembliamo il resto:

Infine sentiamo come suona:

Conclusioni

L’esperienza è stata interessante e divertente. Consiglio a tutti di provare, ma con qualche accortezza che ho appreso con questa esperienza, o che questa esperienza ha confermato:

  • Non avere fretta e documentarsi bene. Questa guida che ho fatto è solo un’esperienza ma non è sufficiente.
  • La liuteria è un processo che si perfeziona di volta in volta, non esiste un’unica ricetta per la chitarra perfetta e ognuno può spaziare, sperimentare e migliorare.
  • Se si vuole verniciare la CGB, usare vernice nitro o poliuretanica. Ho voluto sperimentare gli smalti e ho capito perchè non vengono usati: sono brillanti, ma hanno alto rischio di colature e si asciugano lentissimamente rispetto alle nitro, ciò rende anche lento, faticoso e imperfetto correggere gli errori. Oltre a problemi di timbrica dello strumento.
  • Per il manico è meglio usare un legno più duro di un abete.
  • Bisogna cercare uno stucco del colore del legno o similare, piuttosto che un bianco come ho usato io, sopratutto nelle parti che bisogna lasciare trasparenti.

Il tempo di realizzazione (escludendo i tempi di asciugatura della vernice) sono stati di circa 6 giorni. Il settimo giorno mi sono riposato, come ha fatto uno famoso.. mi pare fosse Chuck Norris… :)

Parte IV

Canzoni che avrei voluto scrivere: ‘A finestra’


27 Feb

Devo dire che Carmen Consoli non è una tra le mie cantanti preferite, ne riconosco il valore e alcune cose mi piacciono.

Tuttavia ho subito un (piacevole ma) forzato ascolto negli anni in cui ho vissuto a Catania, per sciovinismo dei miei amici e musicisti :)

Ma venendo alla canzone, la trovo davvero un capolavoro. Quando si scrive un brano, credo che la difficoltà sia nella sintesi, nella musicalità e nel riuscire ad evocare quello che vorremmo rappresentare. Alcune di queste cose ovviamente sono soggettive, ma vivendo quei luoghi e respirando quel folklore, all’ascolto sono stato pervaso dai ricordi e dall’atmosfera, quindi credo di aver colto molto di quello che la Cantantessa ha voluto rappresentare.

La musica è puro folk con la contaminazione mediorientale del vocalizzo arabbegiante. Ma quello che rende speciale la canzone è il testo che andremo a leggere, tradurre e commentare:

Sugnu sempri alla finestra e viru genti ca furria pà strada
Genti bedda, laria, allegra, mutriusa e siddiata
Genti arripudduta cu li gigghia isati e a vucca stritta
“Turi ho vogghia di quaccosa, un passabocca, un lemonsoda”
Iddu ci arrispunni: “Giusy, quannu ti chiamavi Giuseppina,
eri licca pà broscia cà granita”
“Turi tu n’ha fattu strada e ora che sei grosso imprenditori
t’ha ‘nsignari a classi ‘ntò parrari”

Sono sempre alla finestra e vedo gente che gira per la strada,
gente bella, brutta, allegra, arrabbiata, seccata
gente “(ben)riuscita” con le ciglia alzate e la bocca stretta:
« Turi ho voglia di qualcosa, un passabocca, una Lemonsoda »
Lui le risponde: ” ‘Giusy’, quando ti chiamavi Giuseppina,
ti piaceva la brioche con la granita!”
“Turi, tu ne hai fatta di strada, e ora che sei un grosso imprenditore
devi imparare a parlare con classe”

In questa prima strofa i passi notevoli sono la descrizione della gente, sopratutto a cigghia isata e a vucca stritta, rende l’idea degli anziani bisbetici che logori di una vita di sacrifici, disapprovano i tempi attuali e “i giovani”.

L’altra figura è la coppia costituita dall’imprenditore arricchito e la sua compagna (presumibilmente moglie). Lui, lavoratore,  è rimasto piuttosto semplice, a lei il benessere ha dato alla testa e ‘ordina’ lui di insegnarsi (imperativo di qualcosa che non si impara, ma ci si auto-impone) a parlare con ‘classe’ come lei, e abbandonare le abitudini tradizionali (brioscia e granita) in favore di altre più ‘esotiche’ e meno provinciali (sorbetto e lemonsoda). Anche i nomi dei personaggi non sono casuali, come lei stessa dice in una presentazione del brano, ‘Giusy con la y’ sta con ‘Turi senza y’. Giusy cioè, rinuncia al suo nome tradzionale Giuseppina in favore di un diminuitivo (anche piuttosto diffuso) che inserisca la ‘y’. Un po’ come Cesy Phantoni, il personaggio della canzone Cesira Fantoni di Guccini.

Sugnu sempre alla finestra e viru genti spacinnata,
sduvacata ‘nte panchini di la piazza, stuta e adduma a sigaretta,
gente ca s’ancontra e dici “ciao” cu na taliata,
genti ca s’allasca, genti ca s’abbrazza e poi si vasa,
genti ca sa fa stringennu a cinghia, si strapazza e non si pinna,
annunca st’autru ‘nvernu non si canta missa,
genti ca sa fa ‘lliccannu a sadda,
ma ci fa truvari a tavula cunsata a cu cumanna

Sono sempre alla finestra e vedo gente sfaccendata,
stravaccata nelle panchine della piazza, spegne e accende la sigaretta,
gente che s’incontra e dice “ciao” con uno sguardo
gente che si evita e quella che si abbraccia e si bacia
Gente che tira avanti stringendo la cinta, si strapazza e non si arrende
altrimenti il prossimo inverno non si canta messa
gente che tira avanti leccandosi la sarda
ma che fa trovare la tavola apparecchiata a chi comanda.

Qui il termine sfaccinata più che gente pigra, indica gente che non ha un granchè da fare. Anche la gente sduvacata che fuma costantemente indica la gente (pigra o disoccupata) perdigiorno. Si salutano solo con sguardo, come se quando ci si vede troppo spesso il saluto diventa superfluo, indicando una città non troppo grande dove nei soliti posti ci trovi la solita gente. Altri che si vedono più di rado o con più piacere si salutano più calorosamente, segno di un legame molto forte, tipico del meridione.

Seguono due modi di dire interessanti. Il primo non si canta missa deriva da u parrino senzza sordi unni canta missa. Cioè che senza soldi neanche il prete celebra la messa. La seconda è ‘llicari a sarda, che significa che, pur essendo la sardina un piatto povero, in casi di estrema povertà o di carestia, piuttosto che mangiarla si preferisce leccarla e conservarla ripetutamente, per farla durare di più.

Qui la prima denuncia sociale, quella del divario tra ricchi e poveri che in questi ultimi anni si sta accentuando (e non solo in sicilia).

Chi ci aviti di taliari, ‘un aviti autru a cui pinsari
almeno un pocu di chiffari
“Itavinni a travagghiari” vannia ‘n vecchiu indispettitu,
“avemu u picciu arreri o vitru”.
Jù ci dicu “m’ha scusari, chista è la me casa e staju unni mi pare.

“Che ha da guardare? non ha altro a cui pensare?
almeno un po’ di da fare?
Vada a lavorare – grida un vecchio indispettito –
c’è il malocchio dietro i vetri!”
Io dico: “Mi deve scusare, ma a casa mia sto dove mi pare”

Qui, nel ritornello, uno dei vecchi bisbetici di cui sopra urla alla cantante come ad accusarla di pigrizia e di essere pettegola.

La domenica mattina dagli altoparlanti della chiesa
a vuci ‘i Patri Coppola n’antrona i casi, trasi dintra l’ossa
“piccaturi rinunciati a ddi piccati di la carni
quannu u riavulu s’affaccia rafforzatevi a mutanna”.
Quannu attagghiu di la chiesa si posteggia un machinone
scinni Saro Branchia detto Re Leone
Patri Coppola balbetta e ammogghia l’omelia cu tri paroli
picchì sua Maestà s’ha fari a comunioni

La domenica mattina dagli altoparlanti della chiesa
la voce di padre Coppola ci fa tremare le case, ci entra nelle ossa:
“Peccatori rinunciate a quei peccati della carne
quando il diavolo si mostra rinforzatevi le mutande”
d’un tratto si parcheggia vicino la chiesa un macchinone
scende Saro Branchia detto Re Leone,
padre Coppola balbetta, chiude con tre parole l’omelia
perché sua Maestà si deve fare la comunione!

La seconda critica sociale si rivolge alla chiesa, molto attenta ad entrare nel personale di ognuno imponendone la condotta sessuale, ma scarsamente attenta nei confronti del disagio sociale, forse perché accondiscendente con il potere costituito.

Ancora peggio, quando la macchina del boss locale pargheggia attagghiu (in maniera tangente) alla chiesa, il parroco, che poco prima imponeva la sua autorità entrando nelle case e nell’intimo nei cittadini, con estrema sudditanza ammogghia ( sistema la cosa in maniera precaria o arrangiata ) l’omelia per permettere al boss di fare la comunione. Sottointesa qui, non solo la convivenza di certa chiesa con la mafia, ma anche l’attaccamento contraddittorio della mafia stessa verso la religione. L’argomento è complesso e andrebbe approfondito, e vi sono esempi estremamente opposti.

Chi ci aviti di taliari, ‘un aviti autru a cui pinsari
almeno un pocu di chiffari
“Itavinni un pocu a mari”, vannia un vecchiu tintu
“accussì janca mi pariti ‘n spiddu”
Jù ci dicu “m’ha scusari,
ma picchì hati a stari ccà sutta a me casa pà ‘nsuttari”.

” Che ha da guardare? non ha altro a cui pensare?
almeno un po’ di da fare?
Se ne vada un po’ al mare – grida un vecchio malconcio e tosto –
così bianca sembra un fantasma “
Io gli dico ” Mi deve scusare,
ma perché deve stare sotto casa mia a insultare? “

Nel secondo ritornello, il significato è chiaro, tuttavia vale la pena di approfondire l’uso di alcuni vocaboli. Spiddu per esempio non appartiene a tutte le varianti del siciliano e il verbo ‘nsuttari non è necessariamente insultare ma un infastidire generico.

Sugnu sempri alla finestra e viru a ranni civiltà
ca ha statu, unni Turchi, Ebrei e Cristiani si stringeunu la manu,
tannu si pinsava ca “La diversità è ricchezza”
tempi di biddizza e di puisia, d’amuri e di saggezza
Zoccu ha statu aieri, oggi forsi ca putissi riturnari
si truvamu semi boni di chiantari
‘Nta sta terra ‘i focu e mari oggi sentu ca mi parra u cori
e dici ca li cosi stannu pì canciari

Sono sempre alla finestra e vedo la grande civiltà che c’è stata,
dove turchi, ebrei e cristiani si stringevano la mano,
allora si pensava che ‘la diversità è ricchezza’
tempi di bellezza e di poesia, d’amore e di saggezza
Quel che è stato ieri oggi forse potrebbe tornare
se troviamo i semi buoni da piantare
in questa terra di fuoco e di mare oggi sento che mi parla il cuore
e dice che le cose stanno per cambiare..

Nel finale uno sguardo d’insieme alla civiltà che è stata e alle enormi contaminazioni culturali. Un seme di speranza e di positività quasi a dire che, a differenza di come crede qualcuno, la Sicila non è come il suo idioma, dove il passato è remoto e il futuro non esiste.

Chi ci aviti di taliari ‘un aviti autru a cui pinsari,
almeno un poco di chiffari
Itavinni a ballari, ittati quattru sauti e nisciti giustu pì sbariari
Jù ci dicu “Cù piaciri, c’è qualchi danza streusa ca vuliti cunsigghiari!?

“Che ha da guardare? non ha altro a cui pensare?
almeno un po’ di da fare?
Vada a ballare, va’ a fare quattro salti ed esca giusto per svagarsi! “
Gli rispondo con piacere: ” C’è qualche danza bizzarra che mi vuole consigliare?!?”

La divulgazione, la narrazione e le cazzate…


31 Jan

Quark In principio c’era Piero Angela, il suo Quark ci ha affascinato da bambini, in quei tempi in cui la Rai somigliava di più ad un servizio pubblico. La trasmissione è rimasta tale negli anni, ma si sta rivelando inadatta ad una TV che è cambiata dove il pubblico è abituato a grandi fratelli, liti da cortile e un riflesso incondizionato spinge il tasto del telecomando non appena qualche contenuto rischia di mettere in moto il cervello.

Tante altre trasmissioni di divulgazione, per lo più storica, si sono avvicendate nel corso degli anni. Una tra queste ha riscosso un notevole successo, si tratta di Blu Notte (in onda anche con altri titoli a seconda dell’edizione) di Carlo Lucarelli. La ricetta che confezionava la trasmissione è piuttosto semplice, raccontare i tanti lati oscuri della nostra storia recente usando l’espediente narrativo del giallo, del noir, o addirittura del thriller,  rendendo l’intreccio più importante della fabula.

Non è a caso che da Piero Angela passo a Lucarelli. Infatti, in una intervista televisiva lui stesso si è definito un divulgatore di misteri piuttosto che un esperto. Una sorta di Piero Angela del mistero appunto.

Da allora, sono nate parecchie trasmissioni sui misteri vari ed eventuali dove spesso vengono esagerate all’esasperazione circostanze piuttosto banali, le quali fonti di tali misteri sono iniesistenti o ambigue. Insomma l’unica garanzia che abbiamo è che l’ha detto la televisione quindi deve essere vero. Ovviamente mi riferisco a trasmissioni come voyager e mistero.

Lucarelli e De LuigiMistero accentua ancora di più la spettacolarizzazione fino a se stessa piuttosto che i contenuti, e lo si vede dai conduttori scelti: Enrico Ruggeri (che con questa mossa ha perso parecchi punti da parte di chi lo stimava come cantautrore), e Raz Degan (perché se è vero che nella TV a cui siamo abituati i culi e le tette tirano, è vero anche il reciproco femminile, specie per le allegoriche casalinghe di voghera).

Le rare volte che mi è capitato di vedere queste trasmissioni, non ho potuto non pensare a come si possa esser sentito Piero Angela a vedere questa sorta di antiscienza, dopo anni dedicati a tentare di divulgare la scienza vera.

Se è vero che Lucarelli con la sua trasmissione ha scatenato parecchie imitazioni satiriche (la più famosa è quella di Fabio De Luigi), molti non hanno saputo resistere a sfruttare la facile ironia che Voyager serve su un piatto d’argento.

Inizia il genio di Crozza, che con famigerato Kazzenger, mette in risalto i temi esasperati ed enfatizzando quanto di poco scientifico c’è nella trasmissione. E’ esilerante, chi non l’abbia mai fatto ne consiglio la visione.

Ma nell’era del web, la rete non poteva rimanere inerme di fronte a questo cross di comicità. E’ così che nasce Avoyager, una parodia su youtube. La genialità di questi due video (di seguito postati) sta non solo nella irresistibile comicità, ma anche nel riuscire a dimostrare quanto è importante l’espediente narrativo, come si possa convincere di alcune cose senza quasi dirle. Insomma, mette a nudo e rende evidenti i trucchi di voyager.

 

 

 

Ma non è questa la novità che mi ha spinto a scrivere questo articolo. C’è una riflessione che ho fatto guardando l’ultima trasmissione di Lucarelli: Almost True.

Seppur Blu Notte aveva un nobile scopo, quello di far conoscere la cronostoria italiana, ha (secondo me) ispirato le trasmissioni spazzatura di cui sopra. Adesso non so quanto inconsapevolmente sia successo ciò, ma sembra quasi che con questa nuova trasmissione Lucarelli abbia voluto rimediare o fare un po’ d’ordine nel mondo dei misteri. La trasmissione, parla dei misteri del mondo dello spettacolo. Fino alla fine della trasmissione il format è molto simile a Blu Notte, e riesce a convincere l’ascoltatore della veridicità di una leggenda metropolitana. Solo alla fine, come un insolito prestigiatore, spiega tutti i trucchi e le fandonie usate per convincere lo spettatore, dimostrando ancora una volta quanto è facile montare una trasmissione e convincerci della fondatezza di un falso mistero.

Floating in Virgin Skies


10 Jan

E’ la quarta traccia di Downing in Decay, ed è il primo brano dei Dustland a non essere scritto da me. Infatti la musica è di Nello e il testo di Michele.

Il testo ha molto più spessore di quelli scritti da me, almeno nella scelta dei termini. E’ onirico ed evocativo e parla di un volo immaginario fatto con la mente.

A livello musicale, il brano è un pezzo power metal un po progressivo con cambi di tempo. L’intro è un incrocio di chitarre in tapping dall’effetto barocco. Il resto della canzone è un alternarsi di cavalcate e arpeggi con soli melodici e veloci.

Buon ascolto.

Cavaliere di Ventura


05 Jan

Continuiamo a illustrare i brani dei Dustland contenuti nell’unico album realizzato.

Il brano Mercenary Knight, è ispirato al fumetto italiano Brendon. Il personaggio, creato da Claudio Chiaverotti, vive in un epoca futura post-apocalittica. Per intenderci, il filone narrativo è quello che appartiene ai classici Ken Shiro e Mad Max. A differenza di questi però, oltre alla componente cyber punk, il fumetto diverte inserendo componenti fantasy che trovano alla fine una spiegazione razionale o fantasiosa ma mai scontata.

Brendon D’arkness è un personaggio vagamente ispirato al celebre film Il Corvo, interpretato da Brendon Lee. E’ un cavaliere mercenario, errante e solitario. Nonostante il suo lavoro potrebbe far pensare ad uno scarso senso etico, è mosso da forti e nobili ideali.

Brendon D'arknessIl brano è una ballad in stile Ronnie James Dio o Fade to Black dei Metallica. Intro con solo melodico, strofa arpeggiata, e ritornello distorto con chitarre armonizzate. Durante queste parti, la narrazione è in prima persona, dove il protagonista, (Brendon ovviamente), si racconta malinconicamente in momenti di riflessione, introspezione e rabbia. Nella parte finale il brano diventa più veloce e aggressivo e la narrazione si sposta in terza persona.

 

 

Chosen One


04 Jan

Proseguiamo la descrizione dell’album Downing in Decay dei Dustland. Il secondo brano è appunto Chosen One, come fa presagire il titolo si tratta di un brano dai contenuti epici, classici temi del genere Heavy Metal, che a mio avviso rappresentano la voglia/speranza/convinzione di riscatto di molti cultori del genere. Come il Rap dei ghetti, o ancora prima il Blues delle origini e in qualche modo anche il Punk, anche il Metal, essendo comunque musica impegnata, ha questa caratteristica, e rappresenta sentimenti forti. Ma di questo ne abbiamo già parlato.

Dustland

Musicalmente il brano è una cavalcata in stile For whom the bell tolls dei Metallica, con un riff vagamente blues di intro-chiusura e stacchi che separano le strofe.

Anche qui, per quanto il genere, e lo stile fossero acerbi si può leggere molto di quello che sarebbe seguito a livello compositivo e lirico. La canzone ha una ambientazione fantasy, e narra di un villaggio radunato attorno a una sorta di druido., il saggio del villaggio. A lui spetta il compito di indicare un condottiero o il suo successore, e a sorpresa di tutti si tratta di un bambino. Il villaggio non capisce la scelta e cade nella disperazione implorando al maestro di ricredersi sulla scelta. Alla fine il bambino compie un prodigio per la quale il villaggio si convince della scelta del saggio.

Come nella allegoria della caverna, il saggio rappresenta l’intellettuale che guarda oltre ciò che sembra evidente e non riesce a far capire alla massa alcune sue deduzioni, in quanto frutto di un percorso culturale che non appartiene al popolo.

Purtroppo però, nella realtà, non sempre l’illuminato riesce a dimostrare la sua tesi come accade nel brano.

Dark Lady, il primo brano dei Dustland


03 Jan

Se il numero dei miei fans non fosse minore o uguale alla somma dei miei amici più i miei parenti, si potrebbe parlare del “disco degli esordi”. Ma siccome non è che da allora la mia fama sia cresciuta poi così tanto, qualcosa mi dice che rimarrò un eterno esordiente. Non che la cosa mi dispiaccia, non inseguo il successo, mi diverto solamente a condividere con amici, e non, pensieri e musica.
Chiusa questa parentesi introduttiva torniamo al disco dei Dustland, iniziando prima ad illustrare il gruppo.

La band ha avuto diverse formazioni con più persone che si sono avvicendate al basso, ma i tre componenti fondamentali sono rimasti gli stessi (maggiori info sul vecchio sito rimesso on line per memoria storica).

Erano i primi anni di questo millennio, alcune cose erano lievemente diverse, basta guardare il vecchio sito dei Dustland per rendersene conto. Allora il web muoveva i primi passi e per alcuni aspetti era ancora acerbo. Trovo che fosse acerba anche la mia vena compositiva. Il genere suonato dalla band non lo rinnego, ma non mi appartiene più. Si tratta di Hard Rock/Heavy Metal, musica che unisce l’esasperzione della tecnica, dell’espressione e del virtuosismo, come esasperati sono i sentimenti dell’adolescenza e della prima giovinezza, di cui il genere rappresenta un po’ uno strascico.

Dustland Downing in Decay

Ma tornando al disco, si possono trovare diverse recensioni cercando su google (non tutte lusinghiere devo dire…). E’ composto da 5 tracce (che andremo ad analizzare nei prossimi post). La prima di queste, è appunto Dark Lady.

Come tutte le first track di un disco heavy metal, doveva essere un pezzo veloce, potente e aggressivo. Il sound somiglia un po a Ram it down dei Judas Priest ma il cantato è piuttosto differente.

Il brano parla della fatalità (in genere, ma anche) dell’oscura signora, che non è una vamp mora come si potrebbe pensare. E un po’ come ne ‘A livella di Totò, ne esalta l’estrema “democrazia”.

Anche se molto lontano da quello che compongo adesso, il brano (a livello letterario) contiene molti richiami a quelle che sono state le influenze future. Per esempio i richiami alle tradizioni popolari come il passaggio della piula (civetta) portatrice di sventura.

Il brano è abbastanza progressivo, pur mantenendosi sempre sui 4/4, ha un intermezzo strumentale con cambi di tempo per le parti soliste.

Come tutti i brani dell’album, è stata registrata in presa diretta (non in multitraccia), perciò mantiene da un lato la freschezza, e dall’altro le imperfezioni.

Ne ho realizzato un video per aumentarne la possibilità di diffusione.

Umili Liriche

musica, appunti e riflessioni sull'universo conosciuto